Se c’è qualcosa che ci ha accomunato tutti, in questi mesi, indipendentemente dall’età, dalla professione, dal luogo di residenza è la mutata percezione del tempo.  Sappiamo bene che dell’argomento hanno già parlato in molti, come è ovvio che sia, ma qui su Artness diamo voce al potere evocativo delle immagini artistiche perché sono capaci di parlare una lingua universale.

Potete bene immaginare che un tema come quello della percezione del tempo (un po’ come i sogni, di cui abbiamo parlato qui) ha da sempre trovato nella storia dell’arte ampio spazio (pensiamo solo al tema della “Vanitas” e dello scorrere inesorabile del tempo verso la morte…), ma per il periodo che stiamo tutti vivendo abbiamo ritenuto più efficace rivolgere la nostra ricerca verso immagini più contemporanee.

Vi proponiamo questa sequenza:

La prima opera – scommettiamo che l’avete già vista mille volte! – si trova al MoMa di New York ed è La persistenza della memoria (1931) di Salvador Dalì conosciuta ai più come “gli orologi molli”: non ci stupisce che, insieme a molti quadri di Hopper (ne abbiamo parlato anche noi qui) sia stata molto usata per descrivere l’iniziale percezione del tempo sospeso avvertita in quarantena. Sapete come è nata quest’opera? Lo stesso Dalì racconta che la genesi fu tutt’altro che piacevole: una sera in cui l’artista avrebbe dovuto uscire con la moglie Gala, un malessere lo costrinse a casa, in solitudine. E così, mentre l’amata si divertiva fuori con altri, Dalì riversò sulla tela quella sensazione quasi appiccicosa del tempo che ci sta attaccato e non molla mai, suggerita dal formaggio molle che rimediò come cena…

Questo tempo inconsistente, inafferrabile, per molti lento e tutto uguale ha caratterizzato le lunghe settimane successive al lockdown per il corononavirus e ci piacerebbe davvero sapere che uso avete fatto voi dell’orologio, in quel periodo. Abbiamo vissuto un paradosso temporale in cui ognuno di noi ha sentito lo scorrere del tempo in maniera molto diversa: chi molto rapido e convulso, e per questo motivo inafferrabile, chi piatto e a rilento, e per questo motivo appiccicoso e impenetrabile. In mezzo, ci sono tutti gli altri che magari queste percezioni le hanno alternate: a voi com’è andata? Come avate percepito il vostro tempo in quarantena?

Adesso però siamo in una nuova fase e la percezione del tempo è cambiata in nuovo. Per questo abbiamo scelto un’opera, per noi estremamente rappresentativa, di questo specifico momento. Si tratta di The walking lesson, dell’artista e illustratore polacco Jacek Yerka, nome d’arte di Jacek Kowalski (classe 1952, qui il suo sito ufficiale): è un lavoro del 2005, ma più che mai attuale per raccontarci lo stato d’animo di questo preciso instante che stiamo vivendo. Osserviamolo: l’ “orologione” protagonista del dipinto è fermo alle 8.22 mentre tutte le altre sveglie, ad eccezione di una, sono sincronizzate a orario diverso. L’artista ci presenta un grande e bonario mostro-sveglia, caricato a mano (dalla nostra mano…) pronto a (ri)partire: per dove? Molti di coloro che sono stati prima costretti a fermarsi sono ora chiamati a una nuova ripresa, da questa settimana: ma ne siamo davvero pronti? Rispetto agli orologi molli di Dalì, Yerka ci presenta un tempo che “ci chiede il conto”, che ci obbliga ad assumere delle responsabilità, delle scandenze. Sappiamo inoltre che questa nuova percezione, non equivale a una macchina del tempo che ci riporta all’epoca pre-covid (sarebbe troppo comodo…), ma una nuova e personale ridefinizione del tempo.

La pillola di Artness di oggi, giorno che dedichiamo alla riflessione psicologica, è questa: come rappresentereste voi, oggi, il vostro tempo? In quale delle due opere vi immaginate? Quale oggetto fisico lo simboleggia meglio? Scrivetecelo, se volete, nei commenti e proviamo a discuterne insieme.