Osserviamo oggi questa immagine: che cosa vi sembra?

Chissà se avete indovinato: questo accumulo apparentemente casuale di cartoni è in realtà un’opera d’arte firmata da Michelangelo Pistoletto (titolo Demopractica) e appartiene alla serie dei tanti labirinti da lui realizzati con materiali poveri, tra il 1969 e il 2007.  Si tratta di un labirinto a tutti gli effetti, alto poco più di una persona e dentro il quale si può camminare.

Ci è parsa un’immagine perfetta per raccontare dove e come ci troviamo in questo momento: più o meno persi ognuno nel suo labirinto.

Nella storia dell’arte il simbolo del dedalo di strade è presente fin dall’antichità: persino nelle incisioni rupestri di epoca preistorica gli uomini del Neolitico hanno rappresentato la complessità del movimento nello spazio. Il mondo fuori è un luogo tutto da interpretare. Il mito cretese del Minotauro e del mitico filo di Arianna, con tutto il suo bagaglio simbolico, ha nutrito la creatività di artisti e poeti e scrittori dall’antica Grecia fino ai giorni nostri: creando – scusate il gioco di parole – una “mitologia della mitologia del labirinto“.  Entrano in gioco temi quali la ricerca del sé più profondo, il senso della sfida impossibile, il valore simbolico della ricerca, l’importanza di un aiutante nel cammino e di avere un filo rosso per non perdere la bussola, l’ambizione di Teseo di riuscire (e la difficoltà di ammettere che serve una mano esterna), il ritrovarsi di fronte ai propri demoni interiori, che il Minotauro, fin nella sua orrida parvenza, rappresenta.

Quelli che vedete sopra sono solo alcuni dei tantissimi esempi possibili di labirinto: oggi che ci troviamo ad affrontare dedali di procedure e di stati d’animo per vivere la nostra nuova normalità dopo un lockdown che – seppur doloroso, aveva dei confini ben delineati – varcare la porta di casa e affrontare il mondo fuori è come entrare in un labirinto.

La pillola di Artness che vi proponiamo oggi è un invito a non avere paura della “sfida del labirinto”, uno spazio all’apparenza claustrofobico ma che, con gli opportuni aiuti e accorgimenti, può essere “modellato” e quindi anche, almeno in parte, controllato, come accade nell’opera di Michelangelo Pistoletto.

Il nostro augurio è quello di raccogliere il bello della sfida, non avere eccessivi timori del “Minotauro” all’interno, e di lasciarsi e di riporre fiducia nel filo rosso (che, basta focalizzarsi, si trova sempre…) durante il cammino.

Non potevamo non concludere questa riflessione sul labirinto, senza citare Fontanellato dove, nel mezzo di una natura incantata, prende forma il grande Labirinto della Masone, che Franco Maria Ricci ha reso così celebre nel mondo: ha riaperto proprio questa settimana ai visitatori, e questa ci pare una meravigliosa coincidenza.

Fontanellato, Labirinto della Masone