Questa è per molti ragazzi e bambini la settimana dei saluti ai compagni di scuola, ma anche dai saluti ritrovati quando ci si re-incontra per strada, dopo tanto tempo.

Salutarsi oggi significa non potersi abbracciare come al solito, ma è possibile sentirsi vicini grazie a qualche nuova strategia.  Come hanno riportato nei giorni scorsi alcune agenzie di stampa, per non limitarsi all’unica soluzione del “namastè” indiano, dagli studenti della Luiss e di altre sei università arriva l’idea del “saluto del porcospino”. 

Guardate il video:

Il saluto prevede che le due persone, una di fronte all’altra, a debita distanza naturalmente, debbano guardarsi negli occhi come si fa nei brindisi portando in avanti il braccio e il palmo della mano destra per poi condurlo vicino al cuore, rivolto verso l’altro. Slogan: “Ti vedo, ti sento, ci sono, iosonoporcospino”. Ci sono anche degli hashtag dedicati: #behumanagain #iosonoporcospino 

Il saluto del porcospino è stato ideato da Angelo Monoriti, docente di negoziazione alla Luiss, insieme  alla psicoterapeuta Maria Rita Parsi, ed è un “nuovo codice di comunicazione relazionale” che ha basi  scientifiche e filosofiche: il nuovo saluto viene presentato come un “attivatore mentale comune” che mira a risolvere “la dissonanza emotiva tra la necessità di protezione imposta dal pericolo del contagio e l’esigenza di umanità”, hanno spiegato gli ideatori.

Il riferimento (ricordate che anche  su Artness ne avevamo parlato? Trovate l’articolo qui ) è al filosofo Schopenhauer,  che in “Parerga e paralipomena” nel 1851 aveva elaborato il cosiddetto “dilemma del porcospino”:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche. Il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno: di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.

Sicuramente il saluto del porcospino richiede più tempo e attenzione ma, come ha spiegato il prof Angelo Monoriti: “Posare lo sguardo sull’altro è la prima forma di riconoscimento, di calore, e di umanità, perché l’altro esiste quando viene guardato”.

[A proposito … vi rimandiamo a questo articolo sull’epica degli sguardi, sempre attuale!]

La “tecnica del porcospino” ci pare una soluzione temporanea accettabile per vivere appieno ogni nostro saluto, consapevoli che l’istinto – ogni volta che ci si trova in presenza di una persona cara – è quello di abbandonarsi a un abbraccio finalmente ritrovato…

Ma ora veniamo al capolavoro che abbiamo scelto per oggi: si tratta di  Amore e Psiche, celeberrimo gruppo scultoreo di Antonio Canova conservato al Louvre di Parigi e da sempre considerato emblematico per rappresentare, anche in psicologia, l’equilibrio perfetto tra l’irrazionalità della passione e il controllo della ragione.

La pillola di Artness che vi suggeriamo questo martedì, come sempre dedicato alla psicologia, è di non rinunciare all’idea dell’abbraccio, ma di sperimentare con fiducia nuovi modi e nuove tecniche di socialità, nella convinzione che quella che stiamo vivendo è solo una fase temporanea.