E quindi? Adesso che cosa si fa? E’ il momento di spiccare il volo, di lasciarsi andare, dopo settimane di “prigionia”, oppure di restare con i piedi ben saldi a terra?
Oggi parliamo di voli e di programmi che bisogna cominciare a cambiare perché questo è il tempo della flessibilità.
Sappiamo che per molti di noi questa cosiddetta Fase 3 è – se possibile – ancor più difficile di quelle precedenti: le regole non sono chiare a tutti, ognuno “viaggia alla sua velocità”. Molti ancora fanno fatica a uscire di casa: troppo grande il timore. Molti, moltissimi non si sono ancora fermati, e sono allo stremo delle forze (anche perché il pensiero di questa estate “cosi diversa” non aiuta..). Altri si sono buttati a capofitto per strada (letteralmente!): troppa è la fame di vita, di incontri, di socialità (movida la chiamano, ma a noi questa parola non piace..). Di riprendersi almeno un pezzetto di quello che c’era prima.
Ognuno fa come può, e intanto si pensa a istituire appositi “controllori dell’ordine pubblico” , i cosiddetti assistenti civici perché da soli – dicono  – non ce la possiamo fare…

Nelle settimane della flessibilità eretta a sistema, si può osare aspirare a qualcosa di più e di meglio?  Nei mesi in cui ogni programmazione è preclusa (persino le vacanze, e il modo in cui avverranno, sono ancora in un “limbo” che genera non poche ansie), si può ancora puntare lo sguardo lontano? O dobbiamo abituarci a programmare osservando la punta dei piedi, un centimetro alla volta, un giorno dopo l’altro?

Nel martedì dedicato alla psicologia, abbiamo scelto di parlare del sogno di Icaro, ma non di un Icaro qualunque. Quello che vedete qui rappresentato fa parte di una raccolta della serie “Jazz”  (1944-47) di Henri Matisse: al grande pittore francese, ormai anziano e praticamente invalido, fu commissionata una serie di lavori sul jazz. Matisse amava molto la musica, specie quella del jazz, che è arte sopraffina dell’improvvisazione, del tentativo, del rischio calcolato.

Ed ecco allora che il suo Icaro è dipinto in un cielo stellato,  e non mentre – come vuole la più tradizionale delle iconografie – si brucia le ali perché (“sciocco!”) si è avvicinato troppo al sole. No, l’Icaro di Matisse abbraccia l’ignoto, cerca di afferrare le stelle con le punta delle dita e pare danzare leggero.
Matisse sfruttò tutta la potenza espressiva della tecnica del papiers decocupèse: prese le carte colorate, le sovrappose e vi disegnò sopra, compiendo una piccola grande rivoluzione. Il cielo non è il teatro della tragedia di Icaro (e del giudizio di chi gli sta attorno): la volta celeste ne celebra invece l’ardore, la passione, la voglia di fare. Lo vediamo qui mentre vola sicuro: le stelle non sono forse le sue compagne di viaggio?
E – lo avrete notato – questo Icaro non ha le ali. E’ come se avesse una stella polare che lo guida, nel suo fluttuare: è la sua ambizione? E’ la voglia stessa di volare? L’Icaro di Matisse si nutre di desideri: è uno star-man (e conosce sé stesso: il suo cuore è un puntino rosso che batte….)

Non sappiamo quando potremo davvero volare, quando potremo cominciare a programmare con una certa ragionevolezza il nostro futuro, ma ciò che è certo è che servono punti fermi.

Il rischio è di precipitare nella vertigine dell’incertezza o della velocità con cui cambiano le cose, come ci mostra Incuneandosi nell’abitato (1939) un quadro del futurista Tullio Crali. Non è questo il fluttuare, non è questo il volo che cerchiamo. Meglio cercare degli appigli: per l’Icaro di Matissse sono le stelle lassù nel cielo, a dare la direzione del volo, per Marc Chagall è l’amore, sono gli “affetti stabili”, come la moglie Bella, che il pittore afferra stretta, in questo suo volo Sopra la città (uno struggente dipinto del 1918).

La pillola di Artness che vi proponiamo oggi passare dalla paura del precipizio alla sfida per il volo: provare a essere un po’ come l’Icaro di Henri Matisse, che riesce a volare nella notte perché ha una “buona stella” come guida oppure come la coppia di Chagall che vola al di sopra delle cose, salda nell’abbraccio. Imparare a volare leggeri, ad adattarsi alla situazione che cambia di continuo, provare anche a “contenere” e adattare qualche sogno, per renderlo più fattibile: è il momento di farlo.