Oggi abbiamo deciso di parlare dello specchio. Diteci un po’: che tipo di rapporto avete con lui in questo periodo? Vi siete interrogati sulla questione?

I martedì di Artness, ormai lo sapete, sono dedicati alla psicologia e, parlando di specchi, sappiamo bene che in questi mesi di quarantena può esser successo di tutto: c’è chi ha quasi smesso di guardarsi, anzi lo ha evitato, e c’è chi con lo specchio ha continuato a confrontarsi, alla ricerca di conferme e continue rassicurazioni.

La frequenza di questa “relazione pericolosa” porta oggi a risultati variabili, diversi per ciascuno di noi. A fare chiarezza ci aiutano, ancora una volta, gli artisti.

Se appartenete alla categoria di coloro che hanno cercato di rifuggire dalla propria immagine allo specchio, è molto probabile che abbiate timore di ricadere nell’ ‘effetto Escher’: i nostri occhi diventano uno “specchio convesso” che deforma tutto ciò che guarda.

M. C. Escher – un artista che avete di sicuro visto mille volte: sue fortunate mostre sono spesso in corso in Italia – era un mago nel giocare sull’illusione e sulla deformazione dello sguardo: qui ha recuperato in modo originale la tradizione antica dell’uso dello specchio convesso. Questo strumento di osservazione permette infatti di inglobare in uno spazio ridotto, seppur deformato in una sorta di bolla circolare, tutto ciò che circonda il soggetto. Il Parmigianino ad esempio lo aveva scelto per il suo più noto Autoritratto: ne esce così un ritratto non deformato o distorto, ma “originale”, sperimentale per un artista che, all’epoca, era pronto a spiccare il volo e a fare carriera. E se imparassimo anche noi a trasformare le nostre distorsioni visive in occasioni per guardare al mondo e a noi stessi in modo diverso e migliore?

Osserviamo ora lo scatto casuale di Vivian Maier, la celebre tata e street-photographer che aveva un rapporto conflittuale con la sua immagine riflessa, che pur andava cercando di continuo: qui, grazie ancora una volta a uno specchio tondo, ci regala una visione imperfetta eppure autentica di sé.

Lo specchio può essere poi anche un gioco piacevole che stimola la nostra immaginazione ad evadere verso un altrove o a sognare qualcosa che ancora non c’è come suggerisce lo sguardo della ragazzina ritratta da Norman Rockwell mentre si rimira allo specchio, con il ritratto di una bellezza ideale in grembo. Ogni tanto vi concedete di sognare davanti allo specchio per qualche minuto? Provate a farlo anche in questi giorni e non solo per sottolineare i vostri eventuali difetti. Proteggete il diritto a uno sguardo leggero, persino frivolo, su di voi.

Lo specchio infine può riflettere anche un’immagine ideale di noi, se gli occhi che ci guardano sono benevoli: Man Ray, con pochi essenziali dettagli delle labbra, ci mostra la perfezione della sua amata Kiki. Sarebbe bello esercitare questo sguardo attento e generoso (su di sé e sull’altro) più spesso di quanto normalmente accada.