Siamo stati parecchio alla finestra o al balcone in queste settimane. Per alcuni di noi è stata una piccola grande scoperta: quello spazio aperto verso l’esterno, magari fino ad allora snobbato, è diventato prezioso. Per altri invece è stata una prigione, il segno tangibile dell’insofferenza: ti affacci, vedi il mondo fuori, ma non vi puoi partecipare. Poi ci sono anche coloro che nemmeno hanno avuto il tempo di affacciarsi alla finestra: perché malati o perché la routine quotidiana non è mai cambiata, anzi è diventata solo più complessa.

Abbiamo vissuto a lungo con la smania di uscire e balconi e finestre – come raccontano anche i video delle prime settimane, con la musica e i canti e gli aperitivi di condominio – sono stati una risposta (un surrogato pieno di speranza) alla sensazione di privazione della normalità.

Ora siamo in una nuova fase, lo sapete: le istituzioni parlano di fase2, per noi si tratta di doversi attrezzare a una nuova elaborazione del presente. Che cosa c’è l’à fuori ad aspettarci? Che cosa c’è fuori dalla finestra? Non ne abbiamo un’idea ben precisa, ma è certo che la realtà che ci aspetta è diversa dal ricordo che ne serbiamo.

Da qui la nostra scelta del celeberrrimo dipinto di Edward Hopper, Morning Sun (1952):  quanti di noi vorrebbero ancora restare dentro casa, in attesa di capire meglio? Proviamo a osservare questo quadro per quello che può raccontare a noi, oggi: vediamo una donna, seduta su  quello che immaginiamo essere il suo letto, di prima mattina, con una luce invitante che proviene dalla finestra spalancata davanti a lei. Intravediamo delle case, immagianiamo che il mondo fuori sia già attivo. Dentro, nella casa, ritroviamo quello spazio vuoto illuminato dalla luce del sole che, fin nei colori, ci riporta all’atmosfera intima del Boy reading adventures di Rockwell (ne abbiamo parlato in uno dei primi post di questo nostro blog, quello dedicato alla lettura ).

La pillola di Artness che vi proponiamo oggi, in vista anche di ciò che ci attende il 4 maggio, è un esercizio di immedesimazione: quali sarebbero i vostri pensieri, se foste voi, seduti su quel letto? Come vi sentireste? Il letto, è comodo? La luce che viene dalla finestra vi abbaglia o vi seduce? Il rumore esterno lo sentite? E l’aria che viene dalla finestra che cosa vi porta? Ciò che vedete là fuori vi respinge o vi attrae?

E ora concentratevi sullo spazio interno alla casa, quello illuminato: resta vuoto e indefinito oppure lo immaginate già pieno? Siete pronti ad affrontare il fuori, lasciando però qualche piccolo piacere faticosamente conquistato in queste settimane di quarantena?

[Adesso possiamo dirvelo: la donna ritratta da Hopper, come nella maggiorparte dei suoi dipinti, era la moglie Josephine, compagna di una vita e unica musa e modella dell’artista americano. I due ebbero un rapporto morboso e conflittuale, come è stato raccontato in Edward Hopper. Biografia minima di Gain Levin, edito da Johan&Levi editore e basato sull’epistolario di lei.  Per Josephine, detta Jo, quello spazio interno non era certo un rifugio dorato, ma questo discorso ci porterebbe lontano…]

I giovedì di Artness sono dedicati specificatamente all’arte. Oltre all’inconfodibile pittura di Hopper (che è diventata un cult in quarantena… forse troppo!) ci piace ricordare anche la settima arte, il cinema, che vive un periodo di profonda crisi ma anche di ripensamento. Dovremo di certo attendere parecchio prima di poter tornare in sala e le soluzioni “stile drive-in” possono essere simpatiche occasioni temporanee ma non certo la soluzione, nel frattempo però siamo sicure che lo sguardo immaginifico di registi, sceneggiatori e attori non si è fermato. Lo dimostrano iniziative come quella lanciata da Gabriele Salvatores proprio in quarantena: il noto regista italiano ha infatti ideato Viaggio in Italia, un documentario partecipato, aperto al contributo di tutti, per raccontare, il proprio mondo in quarantena.