Il titolo del post di oggi riprende i versi del Conforto, una canzone di Tiziano Ferro e Carmen Consoli, che sembra la perfetta colonna sonora di questo periodo che stiamo vivendo.

Sicuramente l’avete sentita mille volte in radio, ma ve la riproponiamo qui:

 

Ci colpisce che, in questo brano del 2016, sia già così messa a fuoco la differenza tra prossimità e vicinanza. Si può essere #lontanimavicini? E’ stato uno dei temi di questi mesi: cercare connessioni virtuali quando la prossimità fisica non era praticabile.

Ora le cose stanno cambiando, e anche le regole muteranno ancora: forse, faremo meno “aperitivi su zoom” o videochiamate, tanto utili all’inizio a colmare la mancanza fisica, ma dovremo lavorare su un nuovo concetto di prossimità.

Lo sta facendo anche l’OMS. Le parole sono importanti e in quest’ultimissimo periodo, la scelta degli scientiati internazionali è quella di non usare più il termine social distance o distanza sociale e di preferire il concetto di distanza fisica.

Come possiamo tradurre questo nelle nostre vite? Oggi per il nostro martedi di Artness dedicato alla psicologia, abbiamo pensato di riflettere sui possibili modi di gestire lo spazio e le relazioni sociali. Vi proponiamo allora il tema delal giusta distanza, megli conosciuto in filosofia come “dilemma del porcospino”: lo conoscete? E’ c itato anche nel Tarerga e paralipomena di Arthur Schopenhauer (1851) e recita più o meno così:

Nel tentativo di riscaldarsi in un freddissimo inverno, gruppi di porcosocuni si avvicinano l’ul l’altro ma sono costretti ad allontanarsi a causa dei loro stessi aculei. Dopo vari tentativi, riescono a trovare finalmente una giusta distanza reciproca, che rappresenta per loro la migliore posizione per mettersi al sicuro sia dal freddo esterno che dai loro stessi aculei. 

Perché questa storia (ripresa poi anche da Freud e molti altri) è importante, per noi, oggi? Significa che possiamo tornare alla vita sociale, ma con cautela. Una corretta distanza fisica (e non il distanziamento sociale….) necessita della riorganizzazione delle nostre vite: il processo sarà lungo e anche fatico. L’idea di relazioni scandite da “plexigrass” ci spaventa, e giustamente.

Proviamo allora a osservare il dipinto di Ron Hicks (1965-2019), artista afroamericano, che è vissuto in Georgia ed è scomparso giusto un anno fa.  Nelle due donne ritratte (il titolo è Aramanthine Continuance ma vi suggeriamo di dare un’occhiata a tutto il suo sito qui) è ben rappresentata l’idea della “differenza tra prossimità e vicinanza”.  La chioma delle due donne – ancora pericolosamente vicine – somiglia tanto al tappeto di aculei di un porcospino: il rischio che tutti corriamo in questo periodo non è solo quello del contagio, ma di lasciarsi ingabbiare mentalmente dalle doverose costrizioni che regolano la prossimità fisica.

 

Ron Hicks, Il bacio rubato

Il bacio rubato, una delle opere più conosciute di Hicks, ci ricorda che sarà lunga ancora la strada che ci porterà a vivere in modo libero e spontaneo le nostre relazioni: sappiamo che molti di noi sono ancora in attesa di poter ricongiungersi fisicamente con chi amano e probabilmente passerà ancora del tempo prima che in un caffé (uno di quelli che ha appena aperto con i tavolini in questa settimana…) potremo vedere un’immagine come quella ritratta con grane finezza dall’artista americano.

Adesso che finalmente possiamo passare dal concetto di distanza a quello di vicinanza, come pillola di Artness vi proponiamo di usare con attenzione gli aculei di cui siamo tutti dotati: qual è la vostra idea di prossimità?