“E i bambini?”: una frase che è stata quasi una litania, durante il lockdown. Adesso però possiamo dirlo: i bambini e gli adolescenti sono stati davvero dimenticati. Ormai tutto piscine incluse, ha riaperto i battenti, tranne la scuola che chiude questa settimana senza aver mai riaperto.

Gli studenti sono stati letteralmente “chiusi fuori di scuola”, titolo del dipinto di Emilio Longoni  esposto a Brera nel 1888 e conservato alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Come hanno vissuto questa realtà bambini e ragazzi?Osserviamo il dipinto: nei volti di Maria e Celia, figlie della governante del pittore, possiamo trovare i due estremi della infinita gamma emozionale attraversata dagli studenti di ogni età in questi mesi. Dalla delusione, lo sconcerto, e la tristezza manifestati da Maria, alla palpabile gioia e leggerezza della piccola Celia.

Bambini e ragazzi durante questi mesi sono stati privati da un giorno all’altro della loro quotidianità, della loro socialità e in molti casi purtroppo anche del diritto all’istruzione

La didattica a distanza, come ormai è emerso dai dati, non sempre ha funzionato: è ancora troppo alta la percentuale di bambini italiani fino ai dieci anni che non ha accesso ad una connessione web da casa.

D’altra parte però nei casi più fortunati, i più piccoli hanno potuto godere per la prima volta in maniera così continuativa e prolungata della presenza in casa dei genitori.

Capire oggi quali saranno le conseguenze psicologiche su bambini e adolescenti di questo lungo periodo è di certo prematuro, ma possiamo fin da ora affermare che la parte più giovane della popolazione ha dimostrato enorme capacità di adattamento. “Resilienza”, parola così di moda e spesso inflazionata, ha trovato la sua vera personificazione.

Chiunque  ha avuto a che fare con questa fascia di età – genitori, nonni, insegnanti, educatori, parenti – sa di cosa stiamo parlando.

Mammine, Pellizza da Volpedo, 1892, collezione privata
In questo periodo molti bambini si sono “autogestiti”

Ma torniamo alla domanda iniziale: “e i bambini?”. Sono ancora bloccati in una realtà distopica. La scuola è rimasta ferma al lock down di marzo mentre tutto è tornato a una pseudo normalità: possiamo andare con i nostri figli in piscina, ma a loro non è stato concesso nemmeno di salutare i compagni l’ultimo giorno di scuola. Il nostro Paese non è riuscito a garantire nemmeno il normale svolgimento degli esami di terza media e della maturità.

Quale sarà il futuro scolastico di bambini e ragazzi? Assistiamo alla misurazione dei centimetri fra le sdraio mentre organizziamo le nostre imminenti vacanze al mare, ma poco o nulla sappiamo circa la riapertura delle scuole a settembre.

Qualche felice eccezione esiste: ci sono politici locali che, assumendosi tutte le responsabilità del caso, con impegno e capacità di ascolto, si sono attivati per garantire agli studenti dell’ultimo anno di ogni ciclo almeno l’ultimo giorno di scuola: un saluto di grande valore simbolico da ricordare per sempre.

Girotondo, Pellizza Da Volpedo, 1906-07, Galleria d’Arte Moderna, Milano
La gioia di un saluto alla giusta distanza

I nostri ragazzi faranno tesoro di alcuni ricordi: il figlio cullato dall’insegnante in video lezione, il gatto del docente che cammina sulla tastiera, i pigiama party con le maestre e mille altre nuove esperienze digitali che l’eccezionalità della situazione ha portato con sé. Non vorremmo, però che in autunno fosse tutto di nuovo lasciato nelle mani eroiche dei singoli insegnanti – che sono tanti – che hanno davvero saputo fare la differenza. Non chiudiamo anche loro fuori da scuola.