Artness spiegato in 2 minuti (e 250 parole)

La prima intuizione è stata sulla banchina della linea metropolitana verde di Milano, fermata Lambrate. Poi c’è stato un caffè (lunghissimo) poi un altro e un altro ancora e così Artness, percorsi d’arte per il benessere ha preso forma, quasi da solo.

Artness nasce dall’incontro di due persone dinamiche (un’arteterapeuta e una giornalista) innamorate pazze di tutto ciò che noi umani chiamiamo arte, pochi mesi prima che il mondo fosse costretto a una lunga pausa.

Ci eravamo già allora rese conto che a volte è necessario rallentare: adesso sappiamo quanto questo sia stato prezioso per riprendere il cammino, a un ritmo nuovo, più consapevole e più giusto.

L’arte, pur in momenti così duri, si è confermata nostra fedele alleata: ci ha consolato, ci ha restituito momenti di leggerezza, ci ha insegnato la virtù della pazienza, ci ha ispirato con la sua bellezza, ci ha nutrito di curiosità, ha tenuto le nostre antenne ben sintonizzate sul mondo. Soprattutto, ci ha aiutato a non perdere mai la bussola, grazie al suo salvifico potere.
In un momento di assoluta (anzi: impensabile) emergenza, si è confermato quel che avevamo colto quel lontano giorno in metropolitana: l’arte non fa bene solo a noi. Fa bene a tutti.

Anche la comunità scientifica lo ha dimostrato, con moltissimi studi recenti dedicati ai benefici effetti sulla psiche generati dall’esposizione al bello: la creatività artistica è davvero strumento di benessere e di cura per chiunque, a qualsiasi età e in qualsiasi situazione.

Artness si propone di essere proprio questo: una finestra aperta sul bello, per trovare il proprio bene.

paivi francesca artness

I progetti di Artness

Artness Project vi propone ora:

+ un blog su questo sito in cui parliamo di arte e benessere in modo originale. Il martedì ci sarà un appuntamento fisso con il benessere psicologico mentre ogni giovedì sarà dedicato al mondo dell’arte. 

+ una pillola di artness quotidiana  sui social, Facebook e Instagram

Artness Project ha già molti progetti in cantiere, su cui vi daremo presto ulteriori dettagli: 

+ passeggiate nell’arte 

+ workshop di arteterapia

+ workshop ispirazionali 

+ percorsi personalizzati di wellness aziendale

+ team building creativo 

Volete sapere qualche cosa in più? Siete curiosi? 

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Foto credit: Donata Zanotti

CHI SIAMO

francesca amè

Francesca Amé

43 anni, milanese, giornalista professionista dal 2004, laureata in Lettere Moderne cum laude all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Erasmus at Leeds University (Uk).

Da sempre vado a caccia di storie e argomenti inspiranti nel mondo della cultura e dell’imprenditoria femminile. Mi piace raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita e collaboro da quindici anni alle pagine culturali nazionali del quotidiano ilGiornale, coprendo mostre in Italia e all’estero e intervistando i protagonisti
della cultura.
Da dieci anni scrivo di ‘donne che cambiano il mondo’, di mostre e di art (de vivre), spesso declinato al femminile, su Vanity Fair, cartaceo e online, su Iodonna.it su Vogue Italia. Ho firmato per anni una rubrica di arte very pop su Rolling Stone Italia e ora ne firmo una molto più seria sul mercato dell’arte sul mensile Businness People. L’incontro più bello: una serata a Palma de Maiorca con il nipote di Juan Mirò (ma anche la pausa pranzo con Marina Abramovic non è stata male…).

Il pezzo più difficile: raccontare una giornata di Anna Wintour a Milano, all’indomani dell’uscita de Il diavolo veste Prada (e, il giorno dopo, quella di una mamma di un 14enne autistico grave). Le interviste che hanno cambiato il mio modo di guardare al mondo: quelle con il sociologo Zygmunt Bauman, con lo scrittore Dominique Lapierre, con l’attivista iraniana Shirin Ebadi, con il fotografo Michel Comte. E le tante, tantissime interviste (rimaste anonime) con madri lavoratrici cui sono state fatte firmare le dimissioni in bianco.
Mamma di due bambine di 12 e 9 anni, sfrutto la mia (complicata e divertente) quotidianità per scrivere di work-life balance su Io e il mio bambino. Adoro il
running, il pilates e il nuoto. Sono assidua dei social network, dove twitto come @VistodAme, su Instagram condivido arte attraverso @realvistodame.

Paivi Biancolino

43 anni, lambratese doc, una vita dedicata all’arte.
Uno dei miei primi ricordi è un tram di Milano: cinque anni, direzione Cenacolo. Conservo ancora il disegno fatto quel giorno: da allora l’arte in tutte le sue forme è diventato il fil rouge della mia vita. Gli studi – il liceo artistico e poi beni culturali all’università di Pavia – sono i primi mattoni, il resto lo ha costruito il tempo.
Inizio ad occuparmi di didattica museale, divento guida turistica e nel frattempo mi specializzo in arte terapia con Art Therapy Italiana. I musei della mia città diventano la mia seconda casa, il mondo della scuola la mia palestra, ciascuna delle persone che incontro sul lavoro il mio carburante.
Divento formatrice per insegnanti, accompagno le mamme nei loro primi passi con i loro bambini, entro ed esco dalle scuole con uno scatolone pieno di materiali e di colori, lavoro con le aziende e accompagno persone di tutto il mondo ad osservare ed amare la mia città. La sfida più grande? Il percorso di una mia allieva durante i corsi di formazione per insegnanti: un’anziana e reticente suora dallo sguardo severo. Tutto finì con le sue mani sporche di tempera, un sorriso ritrovato e un indimenticabile abbraccio a fine percorso.
L’emozione più grande? Il mio amato Cenacolo, che ancora oggi mi lascia ogni volta senza fiato. La cosa che amo di più? Sedermi per terra davanti ad un quadro e iniziare a raccontarlo.

Sono mamma di due personcine molto creative di tredici e undici anni abituate ad attingere al bisogno a quello che è ormai diventato il “nostro” scatolone dei materiali, e abituate a condividermi con altre creature: il mio Succo d’Arte e questa giovane novità chiamata Artness.

paivi_biancolino