La quarantena ha cambiato il nostro sguardo sul mondo. Letteralmente. Ci siamo dovuti adattare a nuovi punti di vista: per ciascuno di noi la finestra (o il balcone) è diventato un osservatorio privilegiato e specialissimo, una lente su ciò che accade fuori.

Ora che il governo comincia a pianificare la cosiddetta Fase 2, una nuova rivoluzione degli sguardi ci attende. Le mascherine andranno indossate fino alla scoperta del vaccino, questo l’ultimo annuncio. Sarà davvero così? Di certo le porteremo a lungo e ci faranno mutare di nuovo punto di vista sulla realtà che ci circonda.

Con il volto quasi del tutto coperto, i nostri occhi assumono un’importanza ancora maggiore di quanto non abbiano avuto sinora: fuori da casa diventano il principale strumento di comunicazione con il mondo.

Sta per nascere una nuova epica degli sguardi, ne siamo certi.

Antonello da Messina (1430-1479) può venirci in aiuto per definirla meglio. Antonello è, per antonomasia, il pittore degli occhi: prima di tutti gli altri è riuscito, con questi suoi quadri che trascendono il Rinascimento e paiono ritratti contemporanei, a catturare l’anima (e l’enigma) dello sguardo.
Osserviamo questo Ritratto d’uomo (un autoritratto?) conservato alla National Gallery di Londra, uno dei capolavori dell’artista siciliano, uno dei grandi geni della storia dell’arte italiana: è un personaggio all’apparenza impassibile e immobile, eppure c’è un guizzo in quegli occhi azzurri che non possiamo non notare. E’ la forza dello sguardo che rimane concentrato, focalizzato, attento su ciò che ha dinnanzi.

L’uomo di Antonello oggi ci guarda, ci interroga e si fa da noi guardare dritto negli occhi, con questa sua calma composta e rasserenante. I suoi occhi, con quelle iridi chiare che contrastano con il fondo scuro della tavola, ci dicono che lui c’è. Sono questi gli occhi che parlano, sono questi quelli che ci piacerebbe incrociare nei prossimi giorni, quando potremo uscire di casa.

All’inizio sarà difficile, inutile negarlo. Dopo un lungo periodo domestico, affrontare il mondo può mettere paura e generare ansia. La mascherina sarà un po’ la nostra nuova armatura: accettiamola, non subiamola.

Incontreremo per strada “volti mascherati” come il nostro e la pillola di Artness, il piccolo esercizio che vi chiediamo di fare, è di esercitarvi a sostenere lo sguardo alla maniera di Antonello. Abbiamo bisogno di sguardi pazienti ma fermi. Abbiamo bisogno di sguardi così potenti, profondi, epici.

Sappiamo che l’istinto, non appena s’incrocerà qualcuno per strada, porterà a volgere gli occhi verso il basso, a scivolare via: alleniamoci a non farlo, alleniamoci a resistere. Proviamo a tenerlo bello dritto, questo nostro sguardo sul mondo: è uno strumento prezioso che ci resta.

E poi, ancor di più, alleniamoci a decifrare la verità negli sguardi degli altri: sotto quella mascherina c’è un sorriso  o una bocca tirata? C’è una lacrima seccata o una ruga di stanchezza?